Prima che sia domani: l’introduzione

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gabriele giacomini furio honsell prima che sia domani

Per chi fosse interessato ad un’anteprima di “Prima che sia domani: padri, figli, un’alleanza per ripartire” (Mimesis 2014) si riporta di seguito l’introduzione al libro.

In un Paese bloccato due generazioni aspettano l’un contro l’altra armate. È una guerra fredda in cui invece di armi e soldati si scontrano pensioni dorate contro gestioni separate, contratti a tempo indeterminato contro stage gratuiti, radicamento nelle istituzioni politiche ed economiche contro flessibilità ed emigrazione, partiti ed organizzazioni tradizionali contro meetup e social network.
Da una parte i padri, una generazione che ha vissuto epoche di sviluppo senza pari. Ma che ora, davanti ai segnali della crisi e del cambiamento, non sempre sembra in grado di interpretare il mondo che sarà, rischiando di rifugiarsi nella conservazione di un mondo che invece non c’è più. Dall’altro lato i giovani, estranei ai centri fondamentali di potere politico ed economico. Sulla loro pelle un salto di millennio in cui nulla è come prima e nulla sarà come prima, e una difficoltà ad elaborare una visione del mondo nuova e collettiva, che possa emanciparli da quello stato di minorità che li vede allo stesso tempo complici e vittime. In questa guerra non ci sono spargimenti di sangue ma i caduti si contano a milioni. Non sono soltanto i giovani disoccupati, i giovani precari, i giovani emigrati, ma anche i loro padri, che rischiano di vivere in un Paese che spreca occasioni e produce diseguaglianze, che smonta pezzo dopo pezzo proprio quel welfare che finora li ha protetti dalle conseguenze peggiori della crisi.
Negli ultimi anni il dibattito sui giovani e sui rapporti fra generazioni ha registrato una ipertrofia di teorie e posizioni. Come se si trattasse di una sorta di riparazione chiacchierata su una questione che invece non segna particolari progressi. Il bisogno di parlarne sembra correlato direttamente alla difficoltà di individuare e percorrere una via d’uscita. Forse perché siamo ostaggio di due opposti estremismi: da un lato l’auspicio di una rottamazione catartica, dall’altro il mantenimento di una rigida conservazione dello status quo. Da un lato un’espressione che avvicina troppo le persone ad automobili usate, come se il passo migliore che il padre potesse compiere a favore dei giovani fosse la negazione di sé, dall’altro lato la malcelata arroganza di coloro che, anziani, non condividono il futuro con i propri figli, e si ostinano in un atteggiamento paternalista verso le nuove generazioni. Posizioni apparentemente opposte, ma che condividono il presupposto secondo cui la soluzione sta nel prescindere dall’altro, nel non considerare il diverso come una potenziale risorsa anche per sé, nel rifugiarsi in un autistico “fare da soli”.
Questo libro, invece, è nato dall’esigenza di testimoniare che un’alleanza virtuosa fra generazioni non solo è possibile, ma è urgente. Che è possibile essere, attraverso la politica, più della somma delle parti. Abbiamo scelto di affidare alle parole e al testo questo messaggio, per non limitarci all’azione concreta ed amministrativa, ma per proseguirla ed estenderla sul piano culturale e sociale. Riteniamo infatti che, per un processo di cambiamento che liberi e metta in relazione le diverse energie distribuite fra le generazioni, sia necessario un impegno politico ampio e collettivo, ovvero che non si limiti al perimetro delle istituzioni ma che coinvolga il maggior numero possibile di persone e cittadini.
È stato proprio l’aumento della speranza di vita a creare le condizioni per cui il diventare adulto della generazione dei figli non corrisponde con la scomparsa in larga parte della generazione precedente. Si tratta di una novità epocale e di una grande conquista per l’umanità. Il confronto fra padri e figli non può più, per la prima volta nella storia, ridursi ad un passaggio di testimone. Al contrario, per un lungo tratto ci sono due generazioni adulte che si confrontano e chiedono reciproco riconoscimento: questa è diventata la norma e caratterizzerà sempre più la società, l’economia e la politica future. È quindi necessario che ognuno, nella sua vita quotidiana, si adoperi a costruire spazi di autonomia e allo stesso tempo di riconoscimento. Per questo da parte dei padri è necessario dare spazio ai figli, ma è altrettanto fondamentale che i figli elaborino una propria identità simbolica e un ordine nelle relazioni fra coetanei. Il padre non può più essere una figura a cui ci si sostituisce, ma una figura con cui si continua a stare in relazione per lungo tempo. Allo stesso tempo, il figlio non è soltanto un erede da designare in prossimità della propria dipartita, ma deve diventare un soggetto con una sua vita, delle attività economiche e sociali autonome.
Una collaborazione fra generazioni è possibile, se entrambe si pongono in una ottica di servizio e autocritica. Diversi possono essere anche i contributi in prospettiva futura, tutti preziosi. Spetta ai padri lasciare un mondo in ordine, attento a non scaricare costi impossibili sul futuro. Con dei valori da tutelare e trasmettere. Sono poi importanti tutte quelle iniziative dirette allo sviluppo della sostenibilità ambientale e umana, alla salute pubblica, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio di cui siamo dotati. Ai figli spetta invece di sperimentare, provare a cambiare paradigma, scommettere con il rischio di sbagliare. Organizzarsi insieme per dare vita ad attività nuove, ad un welfare ripensato, a forme produttive innovative, capaci di cogliere i vantaggi delle dinamiche economiche contemporanee, caratterizzate dalla conoscenza e dal valore della relazione.
La struttura del libro è composta da due scritti, due confessioni ragionate sul rapporto generazionale ai tempi della grande transizione che stiamo vivendo. Non troverete saggi ordinati e rigorosi. Non troverete neanche un programma politico completo, che ha la presunzione di poter delineare una agenda dettagliata. Sono piuttosto idee e esperienze ragionate che provengono da storie diverse, se non fosse per i ventotto anni di differenza che ci separano. Un pamphlet, quindi, un dialogo franco e onesto su un tema che riguarda tutti da vicino. Quello dei giovani e del rapporto fra generazioni, la vera ed autentica questione italiana di oggi, di questa crisi di sistema in cui facciamo estrema difficoltà a trovare un pertugio.

Furio Honsell e Gabriele Giacomini

Author: Gabriele Giacomini

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